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Il Club – La storia

di Giovanni Mongini

Le domande più difficili che mai mi siano state poste riguardano la mia passione per la fantascienza, come è nata, quando è nata.
Non lo so. E’ l’unica, vera risposta che posso dare.

Nelle mie memorie di bambino essa mi ha sempre tenuto compagnia assieme alla visione di cieli stellati, di immagini di pianeti, mondi fantastici così vicini nella fantasia, così lontani nella realtà.
Uno dei gesti ormai, forse, diventato più obsoleto in questa nostra cosiddetta civiltà moderna, è quello di levare gli occhi al cielo per guardare, per quanto possibile, la volta stellata.
E’ una visione sempre meno conosciuta e meno nota. Siamo talmente abituati ad avere questo spettacolo sotto i nostri occhi che, difficilmente, ci soffermiamo ad osservarlo ed anche quando possiamo farlo, l’inquinamento luminoso ci impedisce di ammirarlo in tutta la sua maestosa bellezza.

Ogni tanto i veicoli d’informazione comunicano la notizia d’avvenimenti astronomici particolari: un’eclisse di Sole o di Luna, un allineamento di pianeti, un bolide che s’infrange su Giove o una pioggia di meteore o, ancora, una cometa che attraversa i nostri cieli, perdendosi poi nell’infinito. Qualche volta ancora è annunciato il succedersi di un’impresa spaziale, imprese ormai ridotte solo all’invio di sonde automatiche su altri mondi, nell’attesa del giorno in cui l’uomo abbandonerà la sua stupida corsa agli armamenti e si dedicherà allo spazio attorno e dentro di lui.
Per ora si viaggia con la fantasia attraverso le stelle, abbiamo raggiunto quasi ogni angolo conosciuto della nostra galassia e ne abbiamo pure varcati i confini e ci siamo persi in un mare di nulla, con la fantasia abbiamo incontrato esseri mostruosi, bellissimi, viscidi, rettiliformi, abbiamo viaggiato attraverso civiltà preistoriche ed evolutissime ed esseri d’altri mondi sono giunti sul nostro pianeta con messaggi di pace o di guerra.
Per chi sogna, per chi è abituato ad usare la fantasia, questi mondi fantastici sono il retaggio di un nascosto desiderio, di una speranza di non essere soli nell’universo e, sempre attraverso questi sogni, questi voli d’ingegno cinematografico o letterario, si formulano ipotesi, speranze e minacce.
Ormai tanti anni fa, proprio per condividere questi momenti e questi sogni, con l’aiuto di alcuni amici, anch’essi appassionati di fantascienza, pensammo di creare un club il cui scopo fosse quello di organizzare una serie di rassegne, di retrospettive cinematografiche di fantascienza ed anche una sorta d’incontri tra gli appassionati e coloro che già da allora erano considerati i Vip nel campo della Science-Fiction.

Nacque in questo modo il circolo Tre passi nell’Ignoto e le rassegne cinematografiche intitolate dapprima Festival di Fantascienza Città di Ferrara e poi, su richiesta dell’omonimo festival che si teneva a Trieste, prese il nome definitivo di Incontro con la fantascienza Città di Ferrara.
La rassegna durava una settimana e comprendeva sette pellicole scelte tra quelle ancora reperibili. Un gestore di un cinema ci mise a disposizione la sala e ne fu ben felice perché quelle pellicole, nel solitamente deserto mese di Giugno, registrarono un successo inaspettato e travolgente.
I primi ospiti che entrarono nella nostra vecchia e traballante sede furono Vittorio Curtoni e Gianni Montanari i quali, all’epoca, dirigevano Galassia. Li avevo conosciuti in precedenza, così come avevo avuto modo di conoscere il proprietario della casa editrice La Tribuna: Mario Vitali, persona squisita che diede a questo giovane appassionato una copia del suo famoso e segretissimo archivio di lettori di Galassia, in questo modo il circolo poté contare sull’apporto, nel suo interno, di altri soci.

Curtoni e Montanari furono estremamente gentili e disponibili con noi e fu così che trascorremmo una giornata piacevole in loro compagnia. Io non avrei più rivisto Gianni altro che parecchi anni dopo, mentre rimasi in contatto, anche professionale, con il buon vecchio Vic con il quale, nel corso degli anni, consolidammo un’amicizia che resiste tranquilla ancora ai nostri giorni.
Il mio primo articolo sul cinema risale a quell’epoca e fu pubblicato sul Bollettino dell’SFBC edito proprio da La Tribuna e riguardava Il Pianeta delle scimmie, una cosa semplice ma che, come ovvio, mi dette molta soddisfazione.
Grazie al circolo di fantascienza e grazie alla possibilità di organizzare queste manifestazioni ebbi modo di conoscere altri rappresentanti del settore.

Correva il 1972 ed il gestore del cinema fu felicissimo di presentare una rassegna nella quale c’erano tre films di Alfred Hitchock e i primi tre films di Dario. Avere Dario Argento a Ferrara fu non solo un mio successo personale, ma un successo anche per la città. Ci saremmo poi rivisti parecchie volte negli anni diventando così degli ottimi conoscenti.
Intanto il Festival di Fantascienza nostrano procedeva a piccoli passi.

Gianfranco Viviani, patron della appena nata Editrice Nord, mise a nostra disposizione copie in omaggio della sua nuova serie di libri, I Cosmo Argento, con cui noi organizzammo una piccola mostra. Egli fu invitato e venne alla nostra manifestazione; purtroppo io mi ero beccato una maledetta influenza così potemmo parlarci solo per telefono: era evidentemente rimasto deluso dalla pochezza dei mezzi usati, ma da signore quale è sempre stato, ringraziò ugualmente per la cosa e ripartì
Sarebbe tornato con ben altra considerazione nei nostri confronti. Dovevamo crescere, ma per farlo il circolo Tre passi nell’Ignoto subì una divisione che lo spaccò in due. Erano subentrati due personaggi che volevano far uscire il circolo dal suo guscio ed elevarlo almeno a livello nazionale, però molti dei vecchi componenti erano contenti di come stavano andando le cose e preferivano restare in quella sorta di limbo cittadino. Fu così che ci separammo ed io, con Eugenio Marchi ed Andrea Boicelli, fondammo il Circolo Altair 4.
Sotto la sua egida e grazie all’iniziativa goliardica ed ostinata di Eugenio Marchi il circolo Altair 4 crebbe e diventò grande organizzando le prime Italcon, solo che allora non si chiamavano così, Eugenio le aveva chiamate S.F.I.R. e cioè Science Fiction Italy Round.

Ospiti prestigiosi frequentavano la tre giorni d’incontri (James White, Theodore Sturgeon, Robert Shekley, Ben Bova…Luigi Vannucchi, Sergio Fantoni, Pasquale Festa Campanile, ecc…), infatti, la rassegna cinematografica di retrospettiva iniziava quattro giorni prima per concludersi in contemporanea. Io mi occupavo del reperimento delle pellicole, lavoro che sarà molto utile anche a Luigi Cozzi quando, in seguito, organizzerà le famose e festanti rassegne del Planetario e, con orgoglio, posso dire che alcune delle pellicole presentate appartenevano alla mia Cineteca; ma è doveroso dirlo, tutta l’organizzazione sugli ospiti italiani e stranieri ricadeva sulle spalle di Marchi e Boicelli i quali fecero cose splendide. Per la prima volta, a Ferrara, Gianfranco Viviani incontrò Ugo Malaguti, salutando quello che era allora un suo rivale con un fresco: “Tel chi il Malaguti!” ed io conobbi Sebastiano Fusco e Gianfranco de Turris i quali accompagnavano Renato Fanucci, editore romano specializzato anche lui in fantascienza. Con lui avrei pubblicato la mia prima “Storia del Cinema di fantascienza”.
Il tempo cancellò quel circolo di passionati, le sabbie marziane lo seppellirono tra i ricordi più cari.
Vogliamo farlo rivivere?

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